Retrocessione Porto Potenza, la protesta silenziosa degli ultras

Mercoledì, 15 Maggio 2019 17:02 Scritto da  Letto 927 volte
  Clicca per ascolare il testo Retrocessione Porto Potenza, la protesta silenziosa degli ultras Il calcio sa essere beffardo e cinico come non mai; l’unica larga vittoria in campionato del Porto Potenza (4-1 al Montemilone Pollenza), la prima in casa dopo un’astinenza di oltre 5 mesi, è coincisa con la retrocessione della squadra rossonera in seconda categoria. Una piazza storica ed importante, simbolo di un centro vitale e popolato da diecimila anime, sprofonda in seconda categoria inanellando la terza retrocessione in sei anni. Una stagione che, a dir la verità, sembrava essere cominciata sotto i migliori auspici dopo il rafforzamento societario che aveva visto entrare gente preparata e motivata; ben presto però i nuovi dirigenti se ne sono andati per difficoltà di convivenza e la squadra è sembrata rimanere sola di fronte alle insidie di un campionato duro ma sicuramente alla portata. Di tempo per rimediare ce n’è stato: la squadra non era sicuramente inferiore alle altre e con qualche piccolo ritocco, mirato ma essenziale, avrebbe potuto competere tranquillamente per la salvezza. Invece tutto l’ambiente ha vissuto quasi passivamente una situazione che è precipitata giornata dopo giornata fino ad arrivare all’epilogo della partita contro il Montemilone Pollenza, a cui hanno assistito in totale silenzio pochissimi spettatori. Emblematica la protesta messa in atto dagli ultras, storicamente sempre presenti in ogni partita e stavolta assenti; al loro posto uno striscione che si commentava da solo (nella foto). Spesso le cadute rovinose non sono poi così deleterie, quando possono servire per resettare il sistema e ripartire con rinnovato entusiasmo, essenziale per dare linfa vitale anche ad un settore giovanile che ha visto in questi ultimi anni troppi genitori portare i propri figli altrove ammaliate dalle sirene circostanti. La retrocessione della prima squadra è stata lo specchio di un ambiente depresso e demotivato che però ha il dovere e le potenzialità per risollevarsi, con umiltà e pazienza. Dopo un tramonto c’è sempre l’alba.
Retrocessione Porto Potenza, la protesta silenziosa degli ultras

 

Il calcio sa essere beffardo e cinico come non mai; l’unica larga vittoria in campionato del Porto Potenza (4-1 al Montemilone Pollenza), la prima in casa dopo un’astinenza di oltre 5 mesi, è coincisa con la retrocessione della squadra rossonera in seconda categoria. Una piazza storica ed importante, simbolo di un centro vitale e popolato da diecimila anime, sprofonda in seconda categoria inanellando la terza retrocessione in sei anni. Una stagione che, a dir la verità, sembrava essere cominciata sotto i migliori auspici dopo il rafforzamento societario che aveva visto entrare gente preparata e motivata; ben presto però i nuovi dirigenti se ne sono andati per difficoltà di convivenza e la squadra è sembrata rimanere sola di fronte alle insidie di un campionato duro ma sicuramente alla portata. Di tempo per rimediare ce n’è stato: la squadra non era sicuramente inferiore alle altre e con qualche piccolo ritocco, mirato ma essenziale, avrebbe potuto competere tranquillamente per la salvezza. Invece tutto l’ambiente ha vissuto quasi passivamente una situazione che è precipitata giornata dopo giornata fino ad arrivare all’epilogo della partita contro il Montemilone Pollenza, a cui hanno assistito in totale silenzio pochissimi spettatori. Emblematica la protesta messa in atto dagli ultras, storicamente sempre presenti in ogni partita e stavolta assenti; al loro posto uno striscione che si commentava da solo (nella foto). Spesso le cadute rovinose non sono poi così deleterie, quando possono servire per resettare il sistema e ripartire con rinnovato entusiasmo, essenziale per dare linfa vitale anche ad un settore giovanile che ha visto in questi ultimi anni troppi genitori portare i propri figli altrove ammaliate dalle sirene circostanti. La retrocessione della prima squadra è stata lo specchio di un ambiente depresso e demotivato che però ha il dovere e le potenzialità per risollevarsi, con umiltà e pazienza. Dopo un tramonto c’è sempre l’alba.


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